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Il non-inverno del febbraio 2025: l’analisi meteo-climatica

Si sono verificate anomalie sensibilmente positive sia dal punto di vista termico, a causa della frequente risalita di masse d’aria mite, sia sul fronte delle precipitazioni

Inverno non pervenuto? Condizioni invernali poco presenti anche nel mese di febbraio, che ha chiuso con anomalie sensibilmente positive sia dal punto di vista termico, a causa della frequente risalita di masse d’aria mite, sia sul fronte delle precipitazioni, generate da perturbazioni talvolta più “cariche” del normale per via anche delle temperature delle acque del Mediterraneo costantemente sopra la media. Lo scarto dal valore di riferimento mensile della temperatura media è stato di +1.4°C a livello nazionale (non molto di spicco nella serie storica dalla fine degli anni ’50 del secolo scorso) con in evidenza le regioni centrali dove il divario ha raggiunto +1.9°C. Naturalmente hanno dominato i periodi sopra la media, in particolare nella prima parte del mese e verso la fine, ma senza dare luogo a valori di temperatura notevoli.

Tuttavia, nell’ambito di questo scenario generale, appena dopo la metà del mese una massa d’aria gelida artica in discesa verso il nord e l’est dell’Europa e la Russia è riuscita a lambire anche l’Italia dove, per qualche giorno, le condizioni meteorologiche sono tornate temporaneamente in linea con la stagione in corso, con temperature inferiori alla media in molte regioni, anche se neppure minimamente paragonabili al gelo intenso dei Paesi più a nord e a est.

Per quel che riguarda le precipitazioni, il quantitativo di pioggia accumulato nel mese ha superato il valore normale del 31% (anche questo valore non molto rilevante rispetto ad altri più notevoli risultati del passato), anche in questo caso con il contributo più significativo derivante dalle regioni centrali (+62%). Nonostante la preponderanza di accumuli più abbondanti della media, si riscontrano diverse aree in cui la piovosità è stata scarsa, come all’estremo Nord-Ovest, lungo l’arco alpino, in alcuni settori del Sud fra Puglia, Basilicata e Calabria e nella Sardegna occidentale. In tutto sono transitate sull’Italia 8 perturbazioni, alcune delle quali intense e caratterizzate da fenomeni insidiosi come ad esempio i forti temporali associati a criticità fra Sicilia e Calabria il giorno 2 e nell’Isola d’Elba il giorno 13.

Assenti anche in questo febbraio nevicate significative in pianura; si segnalano solo un paio di episodi (i giorni 8 e 14) di neve che si è spinta fino a quote di bassa collina a ridosso del versante padano dell’Appennino settentrionale e qualche fase di neve mista a pioggia nella bassa pianura Padana occidentale. A grandi linee l’intera stagione invernale 2024-2025 presenta le stesse caratteristiche di febbraio, ossia temperature medie e precipitazioni al di sopra della media.

Infatti, l’inverno è stato in generale mite, con un’anomalia di +1.2°C (8° valore più elevato della serie storica), e anche piovoso con il 22% di pioggia in più rispetto alla norma sul dato mediato a livello nazionale. La circolazione atmosferica a scala continentale ha visto frequenti condizioni di blocco anticiclonico, con strutture di alta pressione in sviluppo alle alte latitudini che hanno favorito non tanto le incursioni di masse d’aria fredda verso il mediterraneo, quanto la persistenza di fasi perturbate, quelle che hanno contribuito a determinare l’esubero di precipitazioni.

Anche i primi due mesi dell’anno nuovo mostrano gli stessi connotati dell’inverno, ma in maniera più accentuata, dato che le elaborazioni non includono più i risultati complessivamente vicini alla norma del mese di dicembre. Così, il 2025 parte già fra i più caldi della serie storica, con +1.6°C di anomalia del bimestre gennaio-febbraio, e anche piuttosto piovoso con il 39% di precipitazioni in più rispetto alla media (equivalente a circa 12 miliardi di metri cubi di acqua in più).

A queste anomalie pluviometriche positive non corrisponde in questo inverno un adeguato ricarico di riserve idriche sottoforma di manto nevoso in montagna, in vista della stagione calda. Da un lato le temperature elevate hanno confinato le nevicate più significative ad alta quota e non hanno consentito il mantenimento del manto nevoso a quote più basse; dall’altro lato il versante meridionale dell’arco alpino in questi ultimi mesi, in controtendenza con il dato nazionale, ha visto quantitativi di precipitazione più scarsi del normale. Il risultato è un indice SWE (Snow Water Equivalent = equivalente in acqua del manto nevoso se fondesse totalmente) complessivo nazionale pari a -57% rispetto al valore medio alla fine dell’inverno. Vale a dire: i bacini idrici al momento hanno a disposizione come riserva per il periodo primavera-estate meno della metà del quantitativo normale di acqua.

Simone Abelli

È meteorologo presso Meteo Expert dal 1999. Nel 1995 consegue la laurea a pieni voti in Fisica con una tesi sull’analisi statistica delle situazioni meteorologiche legate agli eventi alluvionali che hanno interessato l’Italia. Dal 1996 al 1998 svolge attività di ricerca nell’ambito del progetto europeo MEDALUS sul problema della desertificazione nel Mediterraneo. Dal 2008 al 2015, diviene uno dei meteorologi di riferimento delle reti televisive Mediaset. Principali pubblicazioni: “Il clima dell’Italia nell’ultimo ventennio” e “Manuale di meteorologia”.

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