COP26, il monito dell’ONU: «siamo in un’emergenza, dobbiamo fare di più»

I negoziati sul clima della COP26 si sono aperti ieri a Glasgow dopo uno stallo di quasi due anni imposto dalla pandemia. I grandi del mondo si riuniranno in Scozia fino al 12 novembre in un momento in cui la gravità della situazione appare probabilmente più chiara che mai: negli ultimi mesi eventi estremi senza precedenti hanno colpito ogni parte del mondo, compresi gli Stati Uniti e l’Europa, provocando anche un numero drammaticamente alto di vittime. Le ultime solo pochi giorni fa in Italia, a Catania.
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Di recente sono arrivati anche nuovi allarmi dal mondo della scienza: ormai non ci sono dubbi sul fatto che la crisi climatica sia determinata dalle attività umane e nei prossimi decenni la situazione è destinata inesorabilmente a peggiorare. Anche se centrassimo l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature a +1.5°C dovremmo fare i conti con le conseguenze drammatiche del cambiamento climatico, ma se non agiamo subito in modo concreto sarà molto peggio: come ha avvertito l’Onu, al momento il mondo va dritto verso un riscaldamento di 2,7 gradi, che avrebbe un impatto catastrofico.
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In occasione dell’apertura della COP26 la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) ha esortato ancora una volta i leader a intraprendere «un’azione urgente».
La COP26 ha una «importanza cruciale in questi tempi senza precedenti», ha avvertito la segretaria esecutiva delle Nazioni Unite per il cambiamento climatico, Patricia Espinosa, che ha sottolineato anche quanto fosse importante che la conferenza si svolgesse in presenza: «la devastante perdita di vite e mezzi di sussistenza quest’anno a causa di eventi meteorologici estremi chiarisce quanto sia importante convocare la COP26 nonostante gli impatti della pandemia si facciano ancora sentire».

La situazione è molto grave, e non stiamo facendo abbastanza: «siamo sulla strada per un aumento della temperatura globale di 2,7 °C – ha detto Espinosa -, mentre dovremmo puntare all’obiettivo di 1,5 °C. Chiaramente, siamo in un’emergenza climatica».
Per fare passi avanti concreti serve più ambizione su tutte le questioni nell’agenda della diplomazia del clima, quindi non solo la riduzione delle emissioni (che resta centrale e fondamentale per far fronte alla crisi climatica) ma anche l’adattamento e la gestione delle perdite e dei danni causati dall’estremizzazione dei fenomeni, insieme a un più significativo sostegno ai paesi vulnerabili e in via di sviluppo.
La COP26 deve avere successo: non c’è altra scelta, avverte Espinosa: «Dobbiamo lasciare Glasgow con un pacchetto di decisioni equilibrato che rifletta le posizioni di tutti i paesi. Con la volontà di scendere a compromessi tra le molte prospettive possiamo arrivare a soluzioni praticabili e ambiziose che ci aiuteranno a mantenere l’obiettivo 1,5°C a portata di mano».
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