Inquinamento: in Cina si studia una plastica che si auto-degrada in tempi record
Un nuovo studio dona una speranza nella faticosa battaglia con l'inquinamento da plastica

L’inquinamento da plastica rimane una piaga ambientale non da poco e lo dicono i numeri, impressionanti. Sono infatti 52 milioni di tonnellate ogni anno i rifiuti di uno dei materiali più inquinanti del Pianeta che finiscono dispersi nell’ambiente. Dalla Cina potrebbe arrivare una soluzione interessante, che richiede ancora molti studi ma che dona una speranza.
Inquinamento da plastica: in Cina si studia una plastica in grado di autodistruggersi in appena un mese
Un nuovo studio, condotto da un’equipe di scienziati della Chinese Academy of Sciences, guidato dal biologo Chenwang Tang, ha analizzato in laboratorio una plastica che si autodegrada grazie a spore batteriche inserite all’interno del polimero che iniziano il processo di degradamento in determinate condizioni. Si potrebbe quasi dire che la plastica mangia se stessa e qualora l’esperimento si potesse replicare su larga scala l’impatto positivo sull’ambiente sarebbe notevole.
L’equipe di ricercatori ha sviluppato un prototipo di questa plastica speciale che si degrada in appena 30 giorni mentre la plastica non biodegradabile, quella più diffusa, può impiegare anche secoli per scomparire. I ricercatori hanno applicato alla plastica basata su PCL – un polimero già utilizzato per le sue proprietà biodegradabili – delle spore batteriche scoperte nel 2016 in un impianto di riciclo rifiuti in Giappone.
Queste spore rimangono inattive fino a quando la plastica non inizia a degradarsi e solo in quel momento producono gli enzimi che portano ad una rapida accelerazione nella decomposizione del materiale, che non termina il processo fino a quando non è completata l’autodistruzione del materiale plastico. I ricercatori hanno anche superato l’ostacolo di trovare delle spore che fossero in grado di sopravvivere alle alte temperature a cui sono sottoposti i polimeri nelle varie fasi della loro produzione.
Vantaggi ma anche qualche perplessità: i ricercatori hanno un timore in particolare
Naturalmente, come esistono i vantaggi esistono anche dei potenziali svantaggi, come per qualsiasi altro prodotto nuovo e in fase di elaborazione. I ricercatori infatti hanno delle perplessità su un aspetto specifico: vale a dire che temono che la plastica possa decomporsi prematuramente in determinate condizioni ambientali oppure ancora che i batteri responsabili della degradazione possano in qualche modo “infettare” l’ecosistema, una volta diffusi su larga scala all’interno della plastica. Servono, come detto, ancora tanti altri studi e test nella speranza che l’esperimento possa aiutarci in questa lunga e faticosa battaglia contro l’inquinamento da plastica.